Giappone: un mercato ancora da esplorare per tante PMI italiane

a cura di Flavia Milesi – flavia.milesi@la-dispensa.net

Il 1° febbraio 2019 è entrato in vigore l’accordo di partenariato economico tra Unione europea e Giappone. Un accordo che ha come principale obiettivo quello di facilitare ed ampliare le relazioni commerciali tra questi due grandi blocchi, paesi europei da una parte e Giappone dall’altra. Come è noto, questo accordo si prefigge di eliminare, gradualmente, i dazi doganali all’importazione e all’esportazione per diverse categorie di prodotti. Si consideri che il Giappone imponeva alti dazi doganali sui prodotti di spicco del “Made in Italy” quali pasta, formaggi, vini, prodotti di pelletteria.

Il Made in Italy e la sua qualità, presupposto fondamentale per poter rimanere competitivi in un mercato maturo e sofisticato come quello giapponese, si esprimono oggi non solo nei settori più tradizionali legati all’eccellenza della nostra produzione (agri-food, tessile e abbigliamento), ma anche in quelli ad alto valore aggiunto e ad elevato contenuto tecnologico, ove è potenzialmente più ampio il margine di crescita (chimica-farmaceutica, mezzi di trasporto, macchinari e strumenti di precisione).

Nonostante la distanza geografica e le differenze culturali, Italia e Giappone presentano caratteristiche simili e si trovano ad affrontare complessi problemi comuni, come la carenza di risorse energetiche e materie prime e il rapido invecchiamento della popolazione. La necessità di far fronte alle sfide future legate all’approvvigionamento energetico e alla “aging society” rappresenta un’importante opportunità per incentivare la collaborazione, lo scambio di tecnologie e il commercio che ruotano intorno a questi fenomeni.

Si deve inoltre aggiungere che il Giappone è un mercato che anticipa i global trends e, a volte, li determina (trend-setter), ponendo chi vi opera in posizione di vantaggio competitivo rispetto alla concorrenza. Le produzioni “high-end” realizzate nel Paese godono inoltre di un pregiudizio positivo nel Continente Asiatico, in cui il numero di potenziali consumatori è in crescita progressiva. La penetrazione all’interno del mercato nipponico può dunque rivelarsi un’importante rampa di lancio per una futura espansione nella regione, ivi incluse la Cina, alla luce dei profondi legami economico-commerciali che, nonostante le tensioni sulle Isole Senkaku, la legano al Giappone, e la Corea del Sud, che guarda sempre al vicino Giappone per copiarne trend e nuove abitudini, soprattutto in ambito agroalimentare e vinicolo, nonché della moda e del design.

In ambito alimentare, in particolare, le abitudini in Giappone si sono evolute a causa della combinazione di diversi elementi tra cui: fattori economici, urbanizzazione, consapevolezza della salute e aumento della disponibilità di cibo. La tipica dieta giapponese si è spostata dai piatti tradizionali a base di riso a piatti più occidentali con grandi quantità di carne, uova, latte, prodotti lattiero-caseari e grassi. Un altro grande cambiamento è legato alla convenienza: sempre più giapponesi hanno iniziato a tenere in maggiore considerazione il loro tempo e hanno cominciato ad acquistare più cibi confezionati pronti o a mangiare fuori, che spesso significa consumare prodotti, piatti o pranzi/cene in ristoranti stranieri. Questa tendenza sta facendo aumentare anche la domanda di sozai (piatti pronti) e pasti confezionati, limitando così la domanda di alimenti freschi. Vi è anche una forte tendenza nell’acquisto online di piatti a base di verdure, in particolare verdure pre-lavate e pre-tagliate a contorno di piatti a base di carne e condimenti in porzioni adatte sia per coppie che per famiglie.

Analizzando i risultati effettivi e l’impatto che l’accordo con l’UE ha avuto sul commercio dopo un anno dalla sua entrata in vigore, si può indubbiamente ritenere che abbia permesso di aumentare in modo significativo le esportazioni europee verso il Giappone e viceversa. Come affermato in un comunicato stampa del mese scorso della Commissione europea, le esportazioni dell’UE verso il Giappone sono aumentate 6,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Per quanto riguarda la crescita delle esportazioni giapponesi verso l’Europa esse sono aumentate del 6,3%. Tale crescita ha colpito particolarmente alcuni settori di prodotti. Comparti come l’agroalimentare o l’elettronica, infatti, sono stati caratterizzati da una crescita delle esportazioni ancora più rilevante che in alcuni casi ha sfiorato anche un aumento percentuale a tre cifre. Nello specifico per quanto riguarda, ad esempio le esportazioni di carni, esse sono aumentate del 12%, con un incremento del 12,6% delle esportazioni di carni suine, mentre le esportazioni di carni bovine congelate sono più che triplicate. Un altro esempio riguarda le esportazioni di articoli di pelletteria e di abbigliamento che hanno registrato rispettivamente un aumento del 14% e del 9,5%.

Si consideri che la piena attuazione dell’accordo, comporterà un’abolizione, da parte del Giappone, dei dazi doganali sul 97% delle merci importate dall’UE e gli scambi annuali tra l’UE e il Giappone potrebbero aumentare esponenzialmente raggiungendo la somma di circa 36 miliardi di euro.  (Fonti:https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_20_161)

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